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Cultura  |  Arte e Architettura  |  Acquaviva delle Fonti

Acquaviva delle Fonti

Acquaviva delle Fonti (Acquaveíve in dialetto), con i suoi 21.060 abitanti, si erge ad un'altitudine media di 300 metri sul livello del mare e deve il suo nome alla grande falda acquifera che scorre nel suo sottosuolo. Nota anche per il prestigioso Ospedale Generale Regionale ‘Francesco Miulli’ costituito nel 1158, ha origini antichissime risalenti al VII secolo d.C.. Durante il Medio Evo, fu distrutta dai barbari e gli abitanti superstiti errarono nei dintorni trovando precariamente ricovero in deserti abituri, finché l'imperatore Ludovico II liberò queste contrade dalle scorrerie dei Longobardi e dei Saraceni. Appartenuta successivamente ai normanni, che edificarono il Castello, passò agli svevi, agli angioini e agli aragonesi. Nel 1499, il feudo di Acquaviva apparteneva alla contea di Conversano. Il marchesato di Acquaviva, assieme alla contea di Gioia, passato nel 1597 a Giosia e al di lui figlio Alberto Acquaviva d'Aragona, fu messo in vendita nel 1614 da quest'ultimo per dissesti finanziari. Fu acquistata da un uomo d'affari genovese, il marchese Paride Pinelli, per poi passare nel 1623 al genovese marchese di Assigliano, Carlo de Mari. Il nuovo feudatario, con il quale iniziò il dominio della famiglia De Mari che si protrarrà per oltre un secolo e mezzo, fissò la sua dimora nel vecchio castello di Acquaviva delle Fonti trasformandolo in uno splendido palazzo baronale. La dinastia de Mari fu caratterizzata e costellata da dispotismo, usurpazioni e sfruttamento sul popolo di Acquaviva, Gioia e Castellaneta sino all'abolizione della feudalità del 1806.


Cassarmonica


Cassarmonica L'opera sovrasta piazza Vittorio Emanuele sin dal 1907 con la sua imponente struttura in cemento armato sormontata da una grande cupola sorretta da otto robuste colonne. Una grande scultura raffigurante Santa Cecilia e musici impreziosisce il frontone centrale. Sui capitelli delle colonne, i medaglioni accolgono le riproduzioni dei profili dei più grandi musicisti pugliesi. Una grande scritta in caratteri romani domina il fascione che la percorre: ‘Laetare et disce’ (divertiti e impara).


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Cattedrale di Sant’Eustachio


È una delle quattro basiliche palatine della Puglia. Costruita a partire dal 1529 su volere dell’Arciprete Cesare Lambertino, grazie al sostegno economico di Giovanni Antonio Acquaviva e del governo cittadino, fu terminata nel 1594 e consacrata nel novembre 1623.
La struttura ha pianta longitudinale a croce latina e la parte absidale non è visibile dall’esterno perché contenuta in un muro di collegamento fra i due campanili dei quali solo uno, quello a nord, fu completato. La facciata a capanna è a due ordini tripartiti da lesene e mostra un grande portale sostenuto da due leoni stilofori, sormontato da una lunetta a bassorilievo raffigurante la conversione del Santo. Il portale è affiancato da altre due porte laterali con nicchie sulle quali campeggia lo stemma della città. Al secondo livello, domina centralmente un meraviglioso e imponente rosone rinascimentale finemente decorato; al vertice del frontone, domina la scultura della Vergine Maria, protettrice della città. Nella parte absidale si colgono elementi architettonici e decorativi che rimandano allo stile romanico ma contemporaneamente si integrano con influssi rinascimentali raccontati dalle due monofore ai piedi del campanile e in alcune parti della bifora absidale. All’interno, la Cattedrale ci appare colorata e ariosa, grazie al susseguirsi di archi, di volte a vela sorrette da lunette rampanti. Di grande pregio l’ elegantissima cripta, con le 24 voltine a crociera impreziosite di stucchi colorati e sorrette da eleganti colonne in marmo.


Insediamento peuceta di Salentino


L’abitato indigeno emerso nel sito di Salentino riflette una struttura sociale molto semplice riferibile evidentemente ad una piccola comunità agricola, se si considerano l’assenza di un sistema difensivo e i modesti corredi funerari rinvenuti. Le tracce più antiche di frequentazione del sito risalgono all’età del Bronzo (II millennio a.C.), come attesta la presenza di resti di ceramica ad impasto nero lucido (XI-X a.C.). Solo in età peuceta (VIII-II sec. a.C.) si sviluppa l’insediamento che raggiunge il momento di massima espansione nei secoli VI-IV a.C., quando all’abitato e alla necropoli si aggiunge una piccola area di culto suburbana. I dati archeologici riferibili all’età romana sono sporadici e relativi soprattutto all’età imperiale. L’insediamento conobbe un’altra fase di frequentazione nei primi secoli del Medioevo, come testimonia una grande tomba-ossario databile al VI-VII sec. d.C. L’insediamento presenta lo schema tipico degli antichi centri apuli: le tombe erano dislocate senza una distinzione funzionale tra le aree e, a volte, le sepolture sono state rinvenute all’interno delle stesse abitazioni. Le strutture abitative occupano soprattutto la parte sudoccidentale dell’area, dove le singole unità abitative erano separate da piccoli spazi aperti o da intercapedini. Nella parte settentrionale del sito, povera di strutture riferibili a tombe o abitazioni, il banco roccioso appariva interessato da piccole fosse in cui erano deposti vasi ed utensili in ferro. L’area era presumibilmente destinata al culto e gli accumuli di oggetti costituivano i depositi votivi annessi ad un piccolo santuario suburbano, frequentato soprattutto nei secoli V/ IV a.C. Fra il VII ed il X sec. d.C., l’insediamento di Salentino viene progressivamente abbandonato, analogamente a quanto avviene negli altri piccoli centri abitati del territorio, in favore del vicino e più sicuro insediamento di Acquaviva.


Osservatorio astronomico


L’Osservatorio Astronomico Comunale di Acquaviva delle Fonti svolge attività didattiche, teoriche e pratiche, divulgative e di ricerca, anche in collaborazione con istituzioni pubbliche, universitarie, scolastiche e scientifiche.
Gestito dalle associazioni culturali per la divulgazione scientifica e astronomica “The Lunar Society Italia” e “Società Astronomica Pugliese”, aderenti all'Unione Astrofili Italiani, è aperto al pubblico in gruppo gratuitamente ma su prenotazione durante tutto l'anno.

INFO:
Tel./Fax 080 5245710
Cell. +39 339 292 9524
info@osservatorioacquaviva.org


Palazzo De Mari


Palazzo De Mari Frutto di ampliamenti e ristrutturazioni, incorpora l'antico castello normanno del XII secolo, del quale è ancora riconoscibile la planimetria a quadrilatero irregolare con torri angolari collegate tra loro da un muro di cinta. Nella prima metà del XIII secolo, furono costruiti nuovi ambienti destinati a servizi e residenza; dal cortile interno, una scala permette l’accesso al primo piano del corpo nord tramite un piccolo portale con cornice a bauletto bugnato, conservata oggi come finestra.
La trasformazione da castello a dimora signorile, inizia con la dinastia degli Acquaviva d’Aragona e raggiunge il suo culmine con la famiglia De Mari di Genova. In questo periodo il castello si amplia nelle superfici e nei volumi con la destinazione di spazi ad uso di sala teatrale elegante e galleria delle pitture (oggi utilizzata come sala del Consiglio Comunale) e si arricchisce negli addobbi caratterizzati dai flussi artistici dell’epoca: cornici, maschere apotropaiche e viste prospettiche. Il cortile interno viene modificato con la demolizione della torre ottagonale e la trasformazione del “corrituro scoverto” in un raffinato e maestoso loggiato su cui campeggia lo stemma della famiglia.


Palazzo Vescovile


Opera dell’architetto bitontino Luigi Castellucci (1798 – 1877), considerato all’epoca il miglior architetto della provincia, il palazzo è stato costruito a ridosso della Cattedrale di Acquaviva ed è collegato con essa attraverso due porte. Nel palazzo è custodito l’archivio e la biblioteca, in cui si conservano, tra le innumerevoli opere, alcuni preziosi codici liturgici e le opere del maestro Ottavio Festa.

 

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