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Cultura  |  Arte e Architettura  |  Mola di Bari

Mola di Bari

Mola di Bari (Màulë in dialetto) conta 26.348 abitanti. Rifondata da Carlo I d'Angiò nel 1277 su un insediamento più antico, sorge lungo la costa del mare Adriatico, 20 km a sud-est del capoluogo pugliese. Il suo porto peschereccio è tra i più importanti della Puglia. Fin dalle sue remote origini, che pare risalgano all’epoca greco-romana, la storia della cittadina è legata al mare, principale fonte di reddito. Il suo porto ebbe una particolare importanza durante il periodo delle Crociate, allorché fu utilizzato per l’imbarco delle truppe in partenza per l’Oriente. Dal 1600, politicamente le vicende di Mola seguirono quelle del Regno di Napoli, con un predominio del ceto agrario e mercantile, rappresentato da poche famiglie fra le quali i Noya, baroni di Bitetto, e i Roberti.


Castello Angioino


Castello Angioino Allo scopo di difendere la costa dalle frequenti incursioni dei pirati, contestualmente alla riedificazione della città e a ridosso delle sue mura, Carlo I d'Angiò ordinò nel 1277 la costruzione di un palacium, affidando la direzione dei lavori ai celebri regi carpentieri Pierre d'Angicourt e Jean da Toul. I lavori terminarono due anni dopo. Tra il XV e il XVI secolo, l'edificio seguì le sorti della città e passò attraverso le mani di diversi feudatari, resistendo a numerosi attacchi senza essere mai espugnato. Tuttavia i notevoli danni subiti con l'assedio veneziano del 1508 ne imposero un radicale restauro, avvenuto pochi anni più tardi su progetto dell'architetto militare Evangelista Menga, che gli diede l'attuale forma di poligono stellato. Le possenti mura a scarpata, costruite allo scopo di resistere ad un attacco con armi da fuoco, furono comunque dotate di numerose caditoie. Un fossato comunicante con il mare circondava l'edificio che era collegato alle mura della città per mezzo di un ponte. Oggi il castello rappresenta un pregevole contenitore culturale per mostre ed eventi con una bella sala auditorium.


Chiesa della Madonna di Loreto


Fu edificata a partire dal 1587 alla periferia sud dell'abitato, al posto della cappella omonima, patronato della famiglia Sabinelli, nella quale si venerava un'icona mariana ritrovata in quel luogo. La costruzione, prospiciente il mare, presenta un semplice prospetto a capanna, caratterizzato da un pregevole rosone in pietra calcarea. Un alto campanile in carparo (pietra calcarenitica) svetta allo spigolo sinistro della facciata. L'interno è dominato dal seicentesco altare maggiore in legno dorato intagliato su fondo verde, recante l'immagine della Madonna con Bambino benedicente, dipinta ad olio su tela. L'altare della Natività, in fondo alla navata destra, presenta un presepe in pietra di scuola pugliese. Nel 1652, la chiesa è sede della confraternita del Sacro Monte del Purgatorio.


Chiesa di Santa Maria del Passo in Sant'Antonio da Padova


Edificata nel 1503 col titolo di Santa Maria del Passo, sorge alle porte della città lungo la via che conduceva a Bari, in luogo di un’antica cappella preesistente. Dalle origini sino al XIX secolo, fu parte integrante di un convento di Frati Minori Osservanti. La natura mendicante dell'ordine fece sì che la chiesa divenisse patronato di diverse famiglie notabili del luogo (i baroni Noya e i Roberti) che contribuirono alla costituzione di un ricco arredo scultoreo e iconografico. Oggi spiccano l'antico gruppo scultoreo della Pietà (XV secolo), il pulpito ligneo del 1712 e l'organo settecentesco.
Chiesa del Santissimo Rosario in San Domenico
La grande costruzione a navata unica, edificata insieme all'annesso convento dall'ordine dei domenicani nella prima metà del XVI secolo, fu originariamente intitolata alla Madonna del Carmine, sebbene il primo superiore della comunità chiese e ottenne da papa Gregorio XIII che la confraternita del Santissimo Rosario vi si trasferisse dalla chiesa Matrice, dove officiava da più di un secolo. All'interno della chiesa, che conserva una buona produzione iconografica di scuola pugliese risalente per lo più al Seicento e Settecento, si segnala il dipinto della Madonna del Rosario, olio su tavola del napoletano Fabrizio Santafede successivo al 1571, che venne traslato dalla chiesa Matrice nel 1577 con il trasferimento dell'omonima confraternita. Rilevante è anche l'altare in marmo policromo dedicato a San Vincenzo Ferreri (1744). Il grande affresco centrale anch'esso dedicato alla Madonna del Rosario, opera di Umberto Colonna, risale al 1980.


Chiesa Matrice


Intitolata a San Nicola di Bari, è situata all'interno del borgo antico a poca distanza dal mare. Costruita alla fine del XIII secolo, essa versava già nel Cinquecento in pessime condizioni. L'arcivescovo di Bari, Girolamo Sauli, ne impose pertanto la riedificazione che avvenne negli anni 1547-1575 per opera dei maestri dalmati Francesco e Giovanni da Sebenico e Giovanni da Curzola. L'edificio costituisce tutt'oggi un pregevole esempio dell'architettura rinascimentale adriatica, sebbene gli ampliamenti di epoca barocca abbiano alterato l'aspetto dell'area absidale e di alcune cappelle laterali. Recenti restauri hanno permesso di valorizzare, all'esterno, il rosone e i due portali, dei Leoni (sul fianco sinistro) e dei Nani stilofori (in facciata). Lo spazio interno è scandito in tre navate, quelle laterali con volte a crociera che ne caratterizzano lo stile e da imponenti colonne in stile corinzio. Di particolare pregio le decorazioni scultoree, tra le quali si distinguono i delicati bassorilievi sui pilastrini dei matronei, il monolitico fonte battesimale sorretto da un basamento con putti danzanti, e la cinquecentesca statua di San Michele in pietra dipinta, opera di Stefano da Putignano. Nel cappellone del Santissimo Sacramento, l'altare in marmi policromi e la statua in legno dipinto dell'Immacolata, sulla cimasa (1750), sono opera della bottega dell'andriese Nicola Antonio Brudaglio. L'apparato iconografico è nobilitato dall'altare in legno dipinto che custodisce l'icona della Madonna di Costantinopoli, del tardo Trecento, e da un affresco cinquecentesco di scuola dalmata che probabilmente ricorda l'assedio di Curzola del 1571 ad opera del governatore di Algeri, il musulmano Uluç Ali. Tra le tele, per lo più di scuola pugliese e napoletana e databili ai secoli XVII e XVIII, spicca quella della Madonna della Neve, opera del primo Settecento attribuita a Paolo de Matteis, una sinopia sul retro della quale c'è un dipinto più antico di più pregevole fattura, attribuibile alla scuola leonardesca. Nella cripta, trasformata in oratorio dopo l'editto di Saint Cloud, è conservato un frammento ligneo che la tradizione attribuisce alla Croce di Cristo, donato al Capitolo di Mola nel 1710.


Palazzo Roberti-Alberotanza


L'imponente palazzo signorile, che domina la centrale piazza XX Settembre, fu edificato fra il 1760 e il 1770 da Giambattista Roberti, esponente di una famiglia notabile molese di origine materana, sotto la direzione dell’architetto Vincenzo Ruffo, allievo di Vanvitelli. La simmetrica facciata, in stile tardo-barocco, è cadenzata da tre teorie di finestre. Al centro, la loggia nobile sovrasta il maestoso portone di gusto napoletano che dà accesso ad una ampia corte, sul quale si innesta lo scalone esterno che conduce ai piani superiori e al loggiato. Nella metà del XIX secolo, il palazzo passa per via dotale a Nicola Alberotanza. Gli interni conservano pregevoli decorazioni pittoriche, tra le quali alcune tele del pittore napoletano Aniello D'Arminio (1783).


Teatro Comunale "Niccolò van Westerhout"


Inaugurato nel 1888, ha visto succedersi sul palco nomi e opere prestigiosi a partire dalla prima assoluta del dramma lirico Doña Flor, opera del compositore molese Niccolò van Westerhout. Nel 1929 il teatro fu adibito a sala cinematografica e venne poi chiuso nei primi anni cinquanta. Solo nel 1972 l'amministrazione comunale ne promosse il recupero funzionale, celebrato con il concerto inaugurale dell'orchestra sinfonica della Provincia di Bari diretta da Nino Rota. La direzione artistica fu quindi affidata a Eduardo De Filippo che diresse pure il locale Gruppo Universitario Teatrale. Il 24 maggio 1973 lo stesso Eduardo portò in scena L'arte della commedia. Oggi il Teatro conserva gli stilemi originari, caratterizzati dalla linearità della facciata neoclassica cui si contrappone il caldo stile eclettico degli interni: superato il piccolo foyer, si accede alla platea dalla quale si possono ammirare il triplice giro di palchi lignei, la volta affrescata e il sipario dipinto con una scena bucolica.

 

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